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Dal Fiorino al Rogetto

Parlare del Rogetto senza fare  un accenno al Fiorino è,  per certi versi,  impossibile. Sì, è proprio così, se vogliamo dirla tutta,  oggi siamo qui a parlare di questa nuova Razza di canarini,  proprio perché l’evoluzione del Fiorino è andata in una certa direzione. Cercherò di spiegarmi meglio ma, per poter fare ciò, dovrò tornare indietro nel tempo di alcune decine di anni.  Eravamo più o meno alla metà degli anni settanta e Umberto, già  esperto allevatore e giudice di Canarini Arricciati, era solito adoperare come balie per altre Razze arricciate di canarini più ‘difficili’, alcuni meticci nati dall’incrocio di Arricciato Del Nord per Gloster Ciuffato.  Essendo io alle prime armi nell’allevamento degli arricciati, mi sentivo attratto da tutto ciò che avesse i ‘riccioli’. Oltre ad ascoltare a bocca aperta le lezioni del Professore, quando le impartiva alla nostra associazione, non perdevo occasione per poter visitare l’allevamento di Umberto.   Per uno come me che dopo anni e anni  passati ad allevare uccelli nostrani, era da poco entrato nel mondo dei Canarini Arricciati con l’obiettivo primario di arrivare ad allevare con soddisfazione  i “Parigini”  di cui avevo sentito tanto parlare, la conoscenza  diretta di un allevatore come Umberto Zingoni  era quanto di meglio potessi ambire. Comunque sia, durante una delle mie visite al suo allevamento, spronato dal mio entusiasmo, e ammirando i meticci, domandai al Professore se non fosse stato possibile creare una nuova razza di canarini arricciati di piccola taglia, visto che mancava nella gamma delle razze arricciate. Questa doveva essere rappresentata da un canarino il più piccolo possibile con il suo bel ciuffo, tale da assomigliare ad un piccolo padovano. Nemmeno a farlo apposta, di lì a poco, si presentò l’occasione di riunire i nostri due allevamenti e da quel momento, in un “bailamme” di gabbie, voliere e volierette, iniziò il nostro sodalizio che continuò per molti anni con molteplici soddisfazioni, prima fra tutte, la selezione del piccolo arricciato. Strada facendo in occasione della presentazione del progetto agli organi competenti,  si crearono due scuole di pensiero. Una sosteneva la creazione di un mini arricciato con arricciature molto abbondanti simile al Padovano (come io avrei desiderato), e un’altra che invece optava per un canarino arricciato ma con alcune zone del corpo a piumaggio liscio sul tipo dell’Arricciato del Nord (ovviamente anche con il ciuffo). Quando fu espressa una maggioranza favorevole a questa seconda linea selettiva, mi resi conto che, nonostante provassi una enorme soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo importante come la creazione di una nuova Razza, (che poi conclusi con il Professore nel 1989), restava in me il rammarico di non essere riuscito a coronare il sogno di ottenere un mini arricciato che potesse coniugare il minimo della sua taglia alla massima espressione del piumaggio. Forse fu proprio in quel momento che prese corpo l’idea del Rogetto.  Già ne immaginavo i connotati: piccolo, rotondetto, con la testa a molto mossa, coda corta e, magari, tutto bianco…….un sogno!

 

I primi passi

 

Nel frattempo,  approfittando della disponibilità che si era venuta a creare  di alcuni locali di proprietà della mia famiglia, avevo trasferito il mio allevamento in provincia di Lucca. Gli ampi spazi disponibili mi consentivano di avere numerose coppie di riproduttori e, di conseguenza, di pianificare al meglio il processo selettivo del “Rogetto”. Con alcune di queste lavoravo con l’obiettivo di  ridurre la taglia mentre, con altre,  creavo accoppiamenti finalizzati a fissare le migliori arricciature sulla testa.

Iniziai ad accoppiare gli AGI di taglia più ridotta con dei Fiorini, dotati di ottime arricciature ma ricchi di piumaggio, la strada era piena di ostacoli primo fra tutti lo scarso numero di AGI con le caratteristiche adatte a questo scopo.   Utilizzavo sia maschio AGI con femmina Fiorino che maschio Fiorino con femmina AGI ma, per la verità, i primi anni furono caratterizzati da risultati abbastanza deludenti. Nascevano meticci di piccola taglia e con buone arricciature ma, nel migliore dei casi, anziché avere la testa a cappuccio l’avevano come quella del parigino (così come lo intendono i francesi) o addirittura liscia. Oppure ottenevo soggetti intermedi

con ottime arricciature della testa ma di taglia eccessiva.

Sembrava quasi che assemblare una bella testa sopra un piccolo corpo fosse impossibile. Ciò nonostante proseguii per alcuni anni ad incrociare i soggetti ottenuti dai due distinti gruppi per vedere di combinare minima taglia con migliore testa.  Pur utilizzando una stretta consanguineità  che mi consentisse di fissare velocemente i caratteri desiderati il risultato non cambiava. Se i figli  erano piccoli la testa era brutta, quando era bella  i figli erano immancabilmente più grandi. Per ottenere il “Rogetto” mi mancava qualcosa, ancora non avevo imboccato la strada giusta, mi arrovellavo il cervello ma non ne venivo a capo. 

Fu così che per diversi anni la selezione ebbe una spinta relativa e, più di una volta, gli scarsi risultati, mi portarono quasi al punto di decidere di mollare tutto. 

 

La svolta e la selezione

 

Poi accadde che in uno dei gruppi di AGI  che io selezionavo, esattamente in un ramo della famiglia arancio, si manifestò una fortissima spinta riduttiva che (purtroppo per quegli AGI) non riuscivo più a controllare. Anno dopo anno, fra i tanti soggetti che producevo, alcuni pur presentando le migliori caratteristiche di AGI per le arricciature, (veramente stupendi con il loro cappuccio completo  e simmetria delle arricciature perfetta), avevano veramente una taglia incredibilmente ridotta.

Era proprio quello che mi occorreva per dare la vera svolta al processo selettivo del ‘Rogetto’. Ricorderò sempre un soggetto arancio pallido, piccolissimo, dall’aspetto ‘Rotondo’, coda corta, fianchi enormi e testa a cappuccio completo che sembrava chiaramente una femmina. Quel soggetto, che si rivelò poi essere un maschio, fu uno dei capostipiti dei Rogetti attualmente  esistenti. Con quel soggetto, un vero ‘Razzatore’,  accoppiato con i ‘deludenti’ soggetti provenienti dai fiorini piumosi, iniziai ad ottenere figli piccoli e con ottime arricciature del corpo e della testa.

Una rigida selezione dei soggetti ottenuti in stretta consanguineità  mi permise di poter scartare tutti quelli che fenotipicamente si allontanavano dallo standard che mi ero fissato in mente. Per arrivare al Rogetto avrei dovuto lavorare ancora per qualche anno ma, certamente,  avevo imboccato  la strada giusta. Oggi posso affermare che nonostante il Rogetto sia per noi una realtà, così come accade per qualsiasi Razza di nuova creazione, esistono ancora dei margini di miglioramento. Tali margini  riguardano non tanto la quantità e la qualità del piumaggio ma, più che altro l’ulteriore riduzione della taglia del ‘Rogetto’.

Sul connotato testa a “Cappuccio” che in pratica è il più difficile da ottenere, si potrebbero dire molte cose ma, sicuramente, non riuscirei comunque a soddisfare completamente la curiosità degli allevatori. Questo semplicemente perché la mia esperienza in tema di AGI mi ha dimostrato che nonostante il risultato sia uno solo, e cioè il cappuccio completo  in quanto tale, i fattori che intervengono e le strade perseguibili per la sua formazione sono molteplici. Iniziamo però col domandarci se i fattori che regolano la formazione di una testa a cappuccio sono di carattere mendeliano o  di carattere quantitativo. Molti indizi farebbero propendere per la seconda ipotesi e aggiungerei che oltre ad essere regolato dalla quantità di geni che lo determinano, il cappuccio, subisce ulteriori modifiche da parte di un’altra tipologia di geni che sono i cosiddetti “geni modificatori”. Questi geni modificano la posizione dei follicoli delle piume in modo che queste, assumano una determinata direzione. Credo che questo sia il motivo per cui, per arrivare ad ottenere una testa a cappuccio, esistano non una, ma più strade. Possiamo esaminarne alcune, almeno quelle a noi note. L’evoluzione del cimiero presente nella testa del Parigino e cioè un cimiero che poco a poco con il passare degli anni è arrivato a fasciare tutta la nuca fino a presentarsi come uno splendido cappuccio e che quindi rappresenta il risultato di quel fattore quantitativo a cui facevamo riferimento in precedenza.  Altra strada che porta ad ottenere teste tipiche è quella che inizia a formarsi con piume che nascono da un lato della testa (destro o sinistro non ha importanza) e ruota sopra di essa fino ad evolversi in splendido cappuccio. Anche in questo caso mi sembrerebbe evidente che il connotato è prevalentemente determinato da un carattere quantitativo. Una ulteriore strada è certa, ed è quella proveniente dal fattore ciuffo che come ben sappiamo è un fattore dominante. Ma come spiegare i cappucci provenienti dall’accoppiamento di due canarini con la testa modesta? Mistero! Quando le mie osservazioni saranno più complete mi propongo di documentarle con foto e portarle a conoscenza degli allevatori interessati. Quello che per il momento posso affermare  è che con il passare del tempo le teste a cappuccio sono sempre più presenti sia nei nostri AGI che nei nostri Rogetti raggiungendo percentuali molto elevate.

A volte ripenso a Pordenone, in quel dicembre del 1989, il giorno del riconoscimento del Fiorino da parte della C.O.M.. Mi tornano in mente i tanti anni necessari per stabilizzare i connotati salienti dello standard, l’enorme lavoro necessario per ottenere l’obiettivo per il riconoscimento a livello mondiale, i numerosi viaggi nelle città europee in cui venivano organizzati i Campionati Mondiali ai quali è necessario presentare le ‘nuove’ razze, e non ultima l’età che avanza e non consente più di avere la stessa energia di molti anni fa. Tutti questi sacrifici dovrebbero rappresentare un più che ovvio deterrente per chiunque abbia un ragionevole  senso delle cose. Però, poiché  io sono un inguaribile appassionato di canarini ‘Arricciati’, poiché sono talmente innamorato di questa passione tanto da gestire un allevamento costituito da numerose coppie a ben 60 km di distanza dalla propria abitazione, ebbene, per tutte queste ragioni, ci sono cascato ancora una volta e adesso spronato dall’entusiasmo, dai consigli e talvolta anche dalle critiche di due validi allevatori e amici di vecchia data come Umberto Zingoni e Francesco Rossini, mi sono buttato anima e corpo in questa nuova avventura che si chiama ‘Rogetto’.

Spesso mi chiedono a cosa sia dovuto il nome ‘Rogetto’ se non, ancor più direttamente, quale sia il significato di questa parola. Ebbene, molto semplicemente, il Rogetto è un piccolo corso d’acqua che scorre dove ho vissuto la mia adolescenza e dove adesso, da adulto, ho i miei ampi locali di allevamento. Ho scelto questo nome, oltre che per motivi affettivi, anche perché questo dà l’idea di qualcosa di minuto, piccolo, grazioso, così come deve essere questa nuova Razza di canarino.  

Da appassionato di pittura considero il Rogetto il mio ‘quadro’ preferito, desiderato da sempre e dipinto con certosina pazienza per  il piacere dei miei occhi e per quelli  di tanti allevatori che lo vorranno nei loro allevamenti.

 

 

 
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